L’ultimo “clank” della cerniera sulla valigia mi risuona in testa come un colpo da k.o.
Mia madre all’angolo della porta mi guarda scuotendo leggermente la testa.
Domani e per l’ennesima volta mi rivede partire e stavolta non smette di guardarmi finchè non incrocia il mio sguardo, allora la vedo smarcare le sue pupille altrove, verso il basso.
Mio padre ondeggia per casa e il suo silenzio è il suo modo per abbracciarmi sulla soglia della porta e salutarmi.
Ho deciso così, e come sempre scelgo bene le mie decisioni. Partire senza scappare è la scelta migliore che potessi fare adesso. E poi, scappare da cosa? Da te? Non lo avrei mai fatto solo per quel motivo. E soprattutto non lo sto facendo per qualcosa di simile. E soprattutto non sto scappando. Parto cercando di lasciare qualcosa di me, che prima o poi possa raggiungermi e finalmente completare questo male di vivere.
E a te dove ti metto? Ti porto comunque con me, in un insulso e malsano ricordo. Ti ho visto ultimamente, ed ho fatto in modo di farmi vedere ed in tutto questo se penso e rifletto un attimo, mi rimane qualche ricordo. Ma alla fine coi ricordi amari ci si fanno mangiare le pecore prima di addormentarsi. Belle sensazioni i ricordi, ma lo sono quando hai già girato e cambiato direzione. Per quelli come me, che aspettano la mattina di Natale e si risvegliano che è già Santo Stefano, i ricordi son briciole spostate dal vento.
Partire, partire e partire. Il nuovo che avevo incontrato è stato ed è già via altrove. Una delusione perfetta per meglio definirla. Parole buttate, promesse non mantenute, contraddizioni. Ecco direi che quest’ultime son state quelle che più mi hanno colpito. A ferirmi son bravissimo da solo, ovvero non sono per niente venale. Rimango un romantico d’altri tempi e non m’importa nulla della stima, delle belle parole, di quanto possa esser prezioso, se alla fine di tutto questo, il niente rimane tale e non ho quel che desideravo o per cui ho dedicato il meglio di me. Però ho il mio amor proprio, quindi seppellisco tutti i pensieri di carta velina in una bella pozza d’acqua perchè la velina per quanto sia leggera e finissima affonda anche lei.
Domani sarà domani come non lo sarà mai stato. Domani è il mio giorno. Il giorno della partenza. Partire, perchè ognuno sta dove vuole stare. E sorrido ancora una volta e penso alla tua voce che me lo diceva e al tuo sguardo che mi raccontava il contrario. Sorrido se penso che la tua felicità è commisurata alla tua paura di cambiare. Più hai paura di cambiare e più rimani in quel pantano consolatorio. Ammirevole per certi versi, perchè alla fine le convinzioni che ci costringiamo a dare a noi stessi sono le stesse contraddizioni per cui non viviamo il meglio di noi. Ed in tutto questo ci sono io, che non sono come te, e soprattutto non sono come voi. Vi costringete col possesso a trovare la perfezione delle vostre sicurezze. E se penso che io non ho niente, ma contengo molte più cose di voi, è davvero un peccato che voi rimaniate dove non vorreste stare mentre il sottoscritto se ne va in un altrove voluto. Sorrido a me stesso, perchè è ancora in grado di scegliere il meglio e se anche sbaglia, sbaglia per il bene di se stesso, sbaglia perchè niente può essere solo perchè ci si sente al sicuro, sbaglia perchè la vita ti da questa possibilità, sbaglia perchè i progetti vanno costruiti e non si possono costruire col possesso. Sbaglierò ancora e ancora e lo farò sempre meglio. Io non ho niente. Per cui non lascio niente. Sorrido alla mia partenza e sorriderò al mio arrivo.


