Essenza, senza l’invisibile negli occhi.

Ho aperto il mio sacchetto di pietre preziose e ne ho appena aggiunta un’altra. Le ferite a son di colare liquido malsano fanno come i minerali, si sedimentano in sentimenti e si trasformano in qualcosa di materialmente prezioso. Nel mio sacchetto ce n’è di ogni specie e fattura. Ma quest’ultima è solo una piccola scaglia del meteorite che cadde. La raccolsi convinto che il tempo non mi avrebbe restituito il dubbio. E invece .. Mi ritrovo coi pensieri nella carta stagnola pronti ad un destino ignoto, fra il microonde e la polvere di un cassetto che si apre male. Io che ho sempre il controllo di ogni parte di me, mi riconosco piccolo granello spostato dal vento, in un oceano di momenti indefiniti ed incompleti. Scegliere per decidere e decidere ancora per scegliere senza escludere, eliminare quel che risulta una muffa velenosa, non sarà mai per me deglutire il facile perchè son stato io a compiere la destinazione di una altra persona nella mia vita. A volte ci penso. Credo fermamente che il destino delle persone sia legato più o meno al volerle nella nostra vita o no. Ognuno di noi è un incastro. A trovare le combinazioni, le soluzioni in molti ci riescono, ma far ricombaciare quel punto di saldatura spezzato e mai incontrato è la svolta che do ad una parola soltanto, l’amore.

Chiedo a me stesso quale sia la mia capacità nell’amore. L’attesa .. il darmi totalmente, la mia sensibilità .. l’essere che sono? Quali di queste e altre parti a me sconosciute fanno di me un incastro perfetto, verso di te, sconosciuto amore che in un ovunque tu ti trovi adesso, sapere di averti e non viverti è la coscienza di un’essenza invisibile. Un “senza” in cui credere. Credere che il mio tempo sotto il mio olmo finirà prima o poi di aspettare. E a te, che sei essenza, senza l’invisibile ai miei occhi, ti chiedo di credermi. Credimi. Io sono.

Basta

Basta coi giorni secolari, quelli che non passano mai, basta coi giorni congelati, rattristati, venuti male per la congenita delusa aspettativa. Basta coi pensieri leggeri, quelli fatti d’elio e profumi di terra bagnata, basta coi giorni da asciugare, quelli plumblei partiti per la guerra del dimenticatoio. Basta con le attese, quelle fatte di profumi vaganti, basta con le disattese, che sono come le attese ma senza tempo ed origine e il posto vuoto accanto al tuo. Basta con gli occhi stanchi, bassi, lucidi, appannatamente colorati, basta con gli occhi come caramelle dolci ma solo se assaggiati. Basta con le molliche di pensieri, quelli da scuoiare, da raggrumare, da dissanguare. Basta con le risate siliconate al silenzio, quelle raccolte ad un angolo soltanto della bocca, basta ai sorrisi muti come il niente da dire. Basta con i passi lenti, pesanti, scalcianti, basta con i cammini fatti in apnea, con le corse per rincorrere chi cammina accanto a te. Basta con il tutto in mezzo al niente, come se il niente fosse da riempire, come se fosse uno spazio vuoto di tutto. Basta con le notti che di notte sanno d’alba, con le stelle come i bottoni di camicia fradicia d’illusioni a testa in sù. Basta con le mattine luminescenti, lucide di lustrini di vento salmastro, che ti fanno credere che ci sia bel tempo, quando invece dentro porti la bufera. Basta con i regali già scartati, quelli non voluti, quelli con la carta sbagliata ed il pensiero giusto. Basta con i consigli dati da chi non riesce a fare quello che fai tu come lo fai tu, basta con gli amici di passaggio, polverosi come le strade di campagna in cui non passa mai nessuno. Basta con le mode d’altri tempi, di quelli che sanno tutto ma non hanno niente, basta con quelli che vogliono e credono di sapere tutto, nel mentre non hanno la minima idea di concretezza per l’amore, per un amore soltanto, per la costruzione e non per la distruzione dello stesso. Basta con i grazie sussurrati a crepapelle, con i prego sgozzati dai silenzi assenzi. Basta con i colpevoli, quelli superficiali, di chi non ha abbastanza per essere uomo. Basta con gli innocenti, che non fanno mai niente per discolparsi. Basta con gli assassini dei giorni, che t’ammazzano prima di sera scegliendo il giorno che credevi tuo. Basta con il cuore. Che non serve a niente in certi casi. Basta con i casi e le coincidenze. Basta con tutto questo chiedere a se stessi cosa e quando. Basta coi dubbi, con le certezze. Basta con tutto me stesso. Basta con le idee empatiche, con le idee empiriche. Basta con gli arnesi mentali e basta soprattutto a questo “mal’essere”, che non è per niente esistere. Basta per una volta soltanto e mai una per tutte. E per una volta sono io che “batto cassa” non sorrido per niente ed uscendo dal negozio mi prendo quel che è mio, senza etichetta e senza prezzo. Basta, è mio!

Due passi, in orizzontale

Sfoglio il mio album di primavera, m’inumidisco il pensiero affascinante per sfogliarlo meglio. Ogni tanto ci soffio per separarlo, pensiero affascinante di carta velina. Tratto con cura le parole, le leggo senza mangiarle, sfioro con la cornea il sublime pensiero. Mi solletica la mielina dei ricordi, l’involucro morto del ricordarmi in occasioni inutili.

Io sono questo e se non altro, non sono “altrettanto”. Vorrei avere i tuoi pensieri orizzontali caro amico, perchè il più delle volte, son pensieri stesi in un mare verde, dove ti vedo sempre a fischiare i fili d’erba, non curante del troppo, del poco, del niente e del tutto. Amico steso in orizzontale, che m’accompagni per il mio labirinto. Orizzontale come te vorrei esserlo anch’io lo ammetto, ma ritrovo la diagonale del mio “sono così” perfettamente tangente al mio “Io sono” ed inderogabilmente m’interseco in un complicato e raffinato “Io sono così”.

Complicato per questo tempo che è come un’epoca piatta come la patana. Raffinato per il mio sorriso da stronzetto che smuovo ogni tanto, per non parlar troppo e dire molto, risparmiando la dilettevole consapevolezza del mio mentalismo.

Amico orizzontale, a te basta guardarmi e chiedermi il colore del mio giorno. Ti rispondo in sfumature e tu, con l’arcobaleno del tuo sorriso alleggerisci la saliva di cemento del mio silenzio e perfezioni i miei giorni ricamati di sguardi, con la tua semplice “postura” orizzontale.

Tu sei partito con me quel giorno d’Ottobre, quando dopo aver scelto di lasciare decisi anche di dimenticare, senza abbandonare mai, perchè l’indifferenza è una moneta che si da alla “morte” in cambio dei ricordi da cancellare. Si dimenticano le chiavi, gli ombrelli, il settore del parcheggio auto, si dimenticano cose, persone ed identità. Si dimenticano i volti, le ore, i mesi. Tutto alla fine può essere dimenticato. Ma ciò che si dimentica, si riesce anche a ricordarlo “alla fine” ed in certe occasioni. Io spesso per difendermi non arrivo neanche alla “fine” il più delle volte. Abbandono. Lascio l’arma del delitto sul tavolo, accanto all’ultima foto.

Quello che feci in quel sabato d’Ottobre.

Mi ricordo di te amico orizzontale, mi chiamasti e m’offristi una notte di bollicine e sorrisi, ed io mi “abbandonai” al tuo mondo orizzontale di sorrisi bambini e pelle profumosa. Ed anche in quella occasione, “m’abbandonai” appunto. Il caso vuole che da quei giorni ho un profumo tutto mio, dove in molti mi percepiscono senza neanche vedermi.

Tante e poche cose.

La “confezione” è questa. L’involucro non lo nomino nemmeno. Non mi piaccio talmente poco che dire che non piaccio per niente sarebbe già piacermi abbastanza. Non è pessimismo. Il gusto e la percezione di se stessi passano attraverso una galleria troppo buia per uscire poi accecati da troppa luce.

Io sono questo, divoro ma non consumo, mangio ma non digerisco, dissimulo ma non fingo, trasparente e leggermente opaco .. opaco si, come oggi e come ieri sera. Ma capitano sere dove sei fortunato. Capitano sere che c’è chi ti accoglie per quello che sei sempre e comunque, e non solo in certi momenti speciali, e chi ti vuole conoscere lo vuole fare per l’atto d’imperfezione comune che si condivide. Chi ti vuole conoscere “vuole” una parte da “conservare” con cura, una parte da “scartare”, una parte per “migliorare”. Chi ti vuole conoscere ti scuoia le parti, ti assaggia, ti detesta, ti mette da parte in un posto segreto, ti trova senza cercarti e ti cerca per “incontrarti”.

Questo mi piace di questo bel vento di primavera. La porta era socchiusa. Resta solo il tempo per trovare altro tempo e stagione per questo vento delizioso.

” Tu sei una casa viaggiante Leo .. con te ci si sente sempre in viaggio, cambia il panorama ogni volta, ma basta aprire la porta e siamo di nuovo nel giardino di casa, al sicuro ..” Questo è il pensiero orizzontale di D. ed a chi ti “scopre” così, devi volergli bene, perchè in cambio non ti chiede altro.

 

Quello che sono

Una linea incontaminata. Definita con un perimetro destrutturato, un’essenza anomala, atipica unicità, profumazione sensoriale.

Un punto immobile sullo stelo d’abbracci, milionesima parte di un intero micronizzato, un’ondata d’allegria vaporizzata, spruzzi ventosi di un’inguaribile nostalgia, un bacio come un pizzicotto.

Per tutto questo, mi aspetto, sempre.

 

Certe Cose (capita di verderle dalla Bellana)

“Tu sei un uomo che dà molto .. quindi tendi a togliere molto”

Quindi dovrei allinearmi alla superficiale massa di persone che darà poco per togliere altrettanto.

Dovrei farlo.

Ma non lo farò.

Io non sono un prezzo. Ho un valore.

Io sono questo. Tante e poche cose.

Ed averti incontrato non mi dispiacerà mai.

Sorrido. Magari ci si rivede.

Poesse.

Certe Cose

Certe cose ti passano talmente da vicino che bruciano la pelle, ti macchiano i pensieri di un impuro desiderio di irreale. Certe cose sono talmente lente e taglienti che non senti neanche il dolore trapassarti, lo vivi con il protagonismo di un eroe impavido e lo metabolizzi con una collezione di sguardi insonni a dipingere il soffitto bianco. Certe cose ti spingono, ti travolgono, ti riempono e ti svuotano. Il motivo non esiste. Ed avere una lucida consapevolezza ed una percezione reale diventa sfiancante in certe occasioni, preferisco guardare ed osservare che provare ad immaginare. Preferisco avere nostalgia di un ricordo che avere il coraggio di vivere il mio istinto. Il mio istinto è un acido violento sulla mielina dei miei sensi. Scioglie qualsiasi cosa provi ad avvicinarsi. Vorace come la bestia avida di succo di vita. Il mio istinto è il mio salto temporale. L’indefinito raccontato con chi negli occhi ha troppo da raccontare dopo aver fatto una fuga memorabile da qualcosa d’invisibile ma pericoloso, e certe cose ti fanno passare il sonno, certe cose ti “tolgono” invece di “darti” qualcosa, ed è in quel momento che rielabori la tua ingenuità, la tua genuina illusione di aver compreso realmente il concreto che si sgretola al lento venire del domani.

Domani che mi aspetto senza nessuna pretesa, nessuna aspettativa. Domani a cui mi affaccerò come sempre, con il mio instancabile sorriso raccolto verso l’angolo della bocca e domani sarà un’altra occasione per ricordarmi di quanto sia stato bello oggi.

Diffamazione

L’art. 595(reato di diffamazione a mezzo internet) del codice penale recita:

“Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032.

Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2064. Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 2064.

Deve altresì considerarsi che in numerosi casi di diffamazione la giustizia civile supplisce a quella penale. Il nostro ordinamento non impedisce infatti al danneggiato che decida di non esercitare il diritto di querela e di non adire quindi le vie penali, di farsi valere in sede civile per il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale subito. La diffamazione infatti costituisce un comportamento illecito anche non tenendo conto della sanzione particolare prevista dal diritto penale.

Quindi cari lettori, considerato che ci sono “personaggi” a voi tutti noti, che si dilettano nella spiacevole attività della diffamazione ai danni del sottoscritto, considerato che i suddetti “personaggi” leggono (vedono e sentono altresì e che a loro piace fare così .. bhà) questo blog, sapranno da questo post, che avranno presto notizie da parte dei miei legali, in attesa che la giustizia civile e penale garantisca con le sanzioni previste la legalità e che tale comportamento, meschino, vigliacco e riprovevole avrà delle conseguenze su questi “soggetti”.

Buona vita a tutti! ‘:)

Leo


Banchi Bianchi

Il lento ribollire del giorno consuma la mia irrequietezza. Lo stato naturale delle cose, quelle che mi circondano, quelle a cui ruoto non essendo il satellite di me stesso. Guardarsi e non conoscersi è il mio personalissimo disastro personale. Non sarò mai destinato a subire me stesso, sarò sempre sulla linea che separa l’esigenza di “essere” che si contrappone alla necessità di “esistere”. Sto parlando di me. Esclusivamente di me. Per una volta che lo faccio non concedo saldi alle parole. Il mio egocentrismo non me lo permette, tantomeno i miei peli bianchi sulla barba. I peli bianchi. La saggezza è la mia illusione, personalissima illusione d’un mondo contorto e distorto. Io lo vedo così. I buoni propositi senza le aspettative, a questo sto lavorando. Lavoro duro su me stesso. Analgesica convinzione che potrei essere migliore di quello che sono. Le prospettive si allineano sempre con la realtà. Non è questione di esperienza ma di espedienti a volte. E di questa maldicenza comune che sta nell’apparire più intelligenti di altri, ad ogni costo, la rifuggo con il mio sorriso sterile accartocciato sull’angolo sinistro della bocca. Sorriso amaro per dolci convinzioni. Amaro sorridere per dolcissime convenzioni. La direzione unilaterale delle percezioni mi assale in un dolce via vai di profumi dimenticati e sapori ricordati, non giustificando me stesso dal mio disassemblarmi. Io sono così, a piccoli pezzi con enormi pezze. Antiestetico e scoordinato metodo da spaventapasseri per tenermi lontano dalla folla, che spesso come conviene, non somiglia per niente alla gente, che a sua volta, fa ben poco per somigliare a quella estinta classificazione umana che è propria delle persone. E sto parlando di me, esclusivamente di me, dove bevo serate e fumo bei pensieri.

Solo per me

Ti ho ucciso io, in quel giorno postumo di follia. Ti ho dissanguato il fiato, dopo che il cuore morì senza respirarne il sangue. Ti vidi cadere con la maniera perfetta del tuo essere meraviglia. Fui io che decisi la sorte del tuo plasma. Ti asciugai l’ultimo alveolo per l’ultima volta, nell’averti in qualcosa di me indefinitamente, solco indelebile che intristisce il mio tempo. Tempo che s’aggruma in metastasi dal tuo ricordo al mio spegnermi di te. L’essere che sono.

Omocinetrico (21/12/2010)

Io ti voglio ricordare così.

Con il tuo sorriso profumato d’oceano.

Le mani grandi da meccanico.

Il tuo profumo di jeans e camicie fresche.

Con te ho legato i momenti più importanti della mia vita.

Il nomignolo che mi dasti .. non lo abbiamo mai svelato a nessuno il significato ..

Eri il mio Zio burlone per eccellenza.

Ho scelto io la tua cravatta oggi.

Mi mancherai, ma ti penserò talmente tanto che sentirò di nuovo la tua voce che mi chiama “Omocinetri’o!”

Io mi volterò, e troverò quell’oceano che mi sorride a bagnarmi l’anima.

Sempre con me.