
Sfoglio il mio album di primavera, m’inumidisco il pensiero affascinante per sfogliarlo meglio. Ogni tanto ci soffio per separarlo, pensiero affascinante di carta velina. Tratto con cura le parole, le leggo senza mangiarle, sfioro con la cornea il sublime pensiero. Mi solletica la mielina dei ricordi, l’involucro morto del ricordarmi in occasioni inutili.
Io sono questo e se non altro, non sono “altrettanto”. Vorrei avere i tuoi pensieri orizzontali caro amico, perchè il più delle volte, son pensieri stesi in un mare verde, dove ti vedo sempre a fischiare i fili d’erba, non curante del troppo, del poco, del niente e del tutto. Amico steso in orizzontale, che m’accompagni per il mio labirinto. Orizzontale come te vorrei esserlo anch’io lo ammetto, ma ritrovo la diagonale del mio “sono così” perfettamente tangente al mio “Io sono” ed inderogabilmente m’interseco in un complicato e raffinato “Io sono così”.
Complicato per questo tempo che è come un’epoca piatta come la patana. Raffinato per il mio sorriso da stronzetto che smuovo ogni tanto, per non parlar troppo e dire molto, risparmiando la dilettevole consapevolezza del mio mentalismo.
Amico orizzontale, a te basta guardarmi e chiedermi il colore del mio giorno. Ti rispondo in sfumature e tu, con l’arcobaleno del tuo sorriso alleggerisci la saliva di cemento del mio silenzio e perfezioni i miei giorni ricamati di sguardi, con la tua semplice “postura” orizzontale.
Tu sei partito con me quel giorno d’Ottobre, quando dopo aver scelto di lasciare decisi anche di dimenticare, senza abbandonare mai, perchè l’indifferenza è una moneta che si da alla “morte” in cambio dei ricordi da cancellare. Si dimenticano le chiavi, gli ombrelli, il settore del parcheggio auto, si dimenticano cose, persone ed identità. Si dimenticano i volti, le ore, i mesi. Tutto alla fine può essere dimenticato. Ma ciò che si dimentica, si riesce anche a ricordarlo “alla fine” ed in certe occasioni. Io spesso per difendermi non arrivo neanche alla “fine” il più delle volte. Abbandono. Lascio l’arma del delitto sul tavolo, accanto all’ultima foto.
Quello che feci in quel sabato d’Ottobre.
Mi ricordo di te amico orizzontale, mi chiamasti e m’offristi una notte di bollicine e sorrisi, ed io mi “abbandonai” al tuo mondo orizzontale di sorrisi bambini e pelle profumosa. Ed anche in quella occasione, “m’abbandonai” appunto. Il caso vuole che da quei giorni ho un profumo tutto mio, dove in molti mi percepiscono senza neanche vedermi.
Tante e poche cose.
La “confezione” è questa. L’involucro non lo nomino nemmeno. Non mi piaccio talmente poco che dire che non piaccio per niente sarebbe già piacermi abbastanza. Non è pessimismo. Il gusto e la percezione di se stessi passano attraverso una galleria troppo buia per uscire poi accecati da troppa luce.
Io sono questo, divoro ma non consumo, mangio ma non digerisco, dissimulo ma non fingo, trasparente e leggermente opaco .. opaco si, come oggi e come ieri sera. Ma capitano sere dove sei fortunato. Capitano sere che c’è chi ti accoglie per quello che sei sempre e comunque, e non solo in certi momenti speciali, e chi ti vuole conoscere lo vuole fare per l’atto d’imperfezione comune che si condivide. Chi ti vuole conoscere “vuole” una parte da “conservare” con cura, una parte da “scartare”, una parte per “migliorare”. Chi ti vuole conoscere ti scuoia le parti, ti assaggia, ti detesta, ti mette da parte in un posto segreto, ti trova senza cercarti e ti cerca per “incontrarti”.
Questo mi piace di questo bel vento di primavera. La porta era socchiusa. Resta solo il tempo per trovare altro tempo e stagione per questo vento delizioso.
” Tu sei una casa viaggiante Leo .. con te ci si sente sempre in viaggio, cambia il panorama ogni volta, ma basta aprire la porta e siamo di nuovo nel giardino di casa, al sicuro ..” Questo è il pensiero orizzontale di D. ed a chi ti “scopre” così, devi volergli bene, perchè in cambio non ti chiede altro.