Nodo Mono

Alle volte implodo in turbinii

che d’acido colano sul solco

perimetro dei miei pensieri malsani

solco che sfila e schiuma parole

che spellano maree di cenere

come i ricordi dei miei giorni scorticati

cenere e pezze di sere di pensieri

l’emersione di mancanze nude

scelte per la mia fragile irregolarità

nude e distorte mani intrecciate

slegate i miei pensieri

che possano in un tempo migliore

crearmi decenze d’inquietudini leggere

da portarmi in salvo

sulla riva d’un tempo desiderato.

La goccia

Scorre sui polsi
pulsando silenzio
gonfiando d’arteria

si muove danzando

sul denso
e nel corpo
nel fondo
e sul bordo
scorre aspettando
il momento più lento
nel raggrumo
e in un salto
dal palmo
al tappeto

si schianta in un colpo
sordo
madido
di riflesso
dal taglio
fino all’oceano
in una pozza
di viltà

scivola via
danzante perdono
e chi non l’ha avuto
non basta
un minuto
in un’ora
un minuto
di vino
per ricordare
il colore

per sentirne
l’odore

per scordarsi
il dolore

Tu Muori

Tu muori. Tu muori e sarai sempre. Insaziabile cenere. Muori con gli occhi tutta la vita. Occhi ruvidi e rochi. Muori, col profumo salmastro del mio scordarti, con la prima cosa che vissi e imparai a morire. Tu muori, nell’amore tutto mio. Notturno sanguinolento, respiro divelto, come acqua scuoiata dalla bocca. Tu muori, come la goccia che affoga nel vuoto, nel volteggiare rotolante, lacrima nella scarpata. Tu, che sarai sempre ombra del mio riflesso, muori. Muori e sarai sempre.

L’imperfetto

Il Salto

L'imperfetto

Sciolgo

il possesso di quel che sono

in lembi di paura

Prendo

e anniento il mio corpo

scuoiandolo con grida lacrimose

Nessuna pietà

per quello che sono

nessuna pietà

Distruggo

lo scomparire per sempre, annientando

l’erosione che mi scava dentro

pugnale che sventra e sbudella

il senso della morìa che mi nasce dentro

Dentro all’essermi fango e viscido sfiorare

Squama il giorno

lentamente mi slava

trancia e consuma il mio posto migliore

che il meglio di me

per la paura di vivere

scelse di lasciarsi morire.

La Noia

mi muoiono gli occhi
nel sonno e nel sogno
che palpebra la notte
sciolta e ruvida sul ricordo

lacrima il giorno
con il lurido tremolio
e il viscido scordarsi
della luce roca sul tramonto

il mescolarsi fluido
della pioggia sulle ciglia
anonimo richiamo
d’andare a sfinirsi senza meta

mi muoiono gli occhi
sul giorno sfinito
finito e scomparso
sciolto e ruvido sul ricordo

dei passi più lenti
del ritorno a casa

Liquido

Io sono liquido, fatto d’acqua negli occhi,

e polvere di polmoni.

Liquido di sale, emulsionato d’anima.

Io sono liquido, acido astrale, acquosità imperfetta.

Liquido e goccia, che lama il percorso fino a morire sul sapore di sale e labbra socchiuse.

Io sono liquido, umido odore d’essenza e marea, acqua che muore in vapore che nuvola il ricordo.

Il ricordo di te.

Che si squaglia liquido,

che non evapora mai,

finchè liquido sarò.

(01:11) End Of Cardio

La danza si scioglie

in scaglie di petali arancioni

dai passi scricchiolano le foglie

che dal turbine epicardio

suda il capillare,

tessuto di te

la danza si muove

e tracima la tua pelle,

tricuspide mancanza

e sono io che convesso,

diastole su di te

sono io che su di noi coronario incontro,

per l’essenza assenza

la danza è mitrale

come capelli di petali arancioni

sui passi muoiono,

bradicardi giorni

sui passi

sui passi

dove l’orizzonte,

in cerca d’infinito trova me.

ConVerso Me

La mia ombra

Si dilata al verso dei miei passi

S’unisce in forme dal marciapiede,

all’ultima danza delle ringhiere

La mia ombra Che m’assomiglia silenziosa,

mentre si muove tra i fiordi di luce e il buio del suo sguardo

La mia ombra

Sciolta sul riflesso di seta,

dal vetro umido di fiato

Si libera piegandosi sul vento,

guardandomi lasciando agli occhi,

il tempo migliore.